Ricordate quando "single" era quasi una... parolaccia? Era il 2000 quando nasceva Vitadasingle.net, in un'epoca in cui ammettere di essere single a 35 anni scatenava sguardi di compassione ai pranzi di famiglia. All'inizio del millennio, spesso significava vivere in un silenzio sociale: le famiglie tradizionali dominavano le conversazioni sui media. Internet era ancora un posto quasi misterioso cui ci si collegava con un modem che faceva rumori strani e l'idea di cercare eventi o persone online sembrava roba da film di fantascienza! Eppure, il sito nasceva perché credevo che esistesse un mondo di persone che vivevano la propria singletudine non come un'attesa, ma come una parte di vita piena e ricca di possibilità. Non per vendere illusioni, come fanno in molti, ma per condividere storie vere, consigli pratici e, anche, opportunità di incontro reali . Quando essere single era ancora un tabù Immaginate l'Italia del 2000: Google era appena nato, il Nokia...
Arriva una notizia che riguarda ancora l'argomento fisco e single.
Secondo un recente studio Ocse, l'Italia avrebbe ridotto la penalizzazione fiscale sul lavoro, riducendo dal 1996 dell' 8,2% la differenza tra costo del lavoro pagato dalle imprese e quello che, una volta pagate tasse e contributi, rimane ai lavoratori.
Ma dallo studio emerge che i più tartassati, in Italia, risultano essere proprio i single: a fronte del 35,5% del salario versato all'erario da un capo famiglia con 2 bambini, un single infatti versa il 45,3% in più!
Meno tasse sul lavoro in Italia, quindi, ma i lavoratori "single" continuano a essere più penalizzati rispetto ai capi famiglia.
Tra i paesi in cui la differenza di trattamento fiscale è maggiore c'è il Lussemburgo, dove i lavoratori single vengono tassati sul 31,7% dei salari a fronte del 9,6% di tasse applicate ai salari dei dipendenti con famiglia. Nessuna differenza di trattamento invece in Grecia, dove single e lavoratori con figli vengono ugualmente tassati al 34,3%, così come in Turchia e Messico.
Secondo un recente studio Ocse, l'Italia avrebbe ridotto la penalizzazione fiscale sul lavoro, riducendo dal 1996 dell' 8,2% la differenza tra costo del lavoro pagato dalle imprese e quello che, una volta pagate tasse e contributi, rimane ai lavoratori.
Ma dallo studio emerge che i più tartassati, in Italia, risultano essere proprio i single: a fronte del 35,5% del salario versato all'erario da un capo famiglia con 2 bambini, un single infatti versa il 45,3% in più!
Meno tasse sul lavoro in Italia, quindi, ma i lavoratori "single" continuano a essere più penalizzati rispetto ai capi famiglia.
Tra i paesi in cui la differenza di trattamento fiscale è maggiore c'è il Lussemburgo, dove i lavoratori single vengono tassati sul 31,7% dei salari a fronte del 9,6% di tasse applicate ai salari dei dipendenti con famiglia. Nessuna differenza di trattamento invece in Grecia, dove single e lavoratori con figli vengono ugualmente tassati al 34,3%, così come in Turchia e Messico.