Ricordate quando "single" era quasi una... parolaccia? Era il 2000 quando nasceva Vitadasingle.net, in un'epoca in cui ammettere di essere single a 35 anni scatenava sguardi di compassione ai pranzi di famiglia. All'inizio del millennio, spesso significava vivere in un silenzio sociale: le famiglie tradizionali dominavano le conversazioni sui media. Internet era ancora un posto quasi misterioso cui ci si collegava con un modem che faceva rumori strani e l'idea di cercare eventi o persone online sembrava roba da film di fantascienza! Eppure, il sito nasceva perché credevo che esistesse un mondo di persone che vivevano la propria singletudine non come un'attesa, ma come una parte di vita piena e ricca di possibilità. Non per vendere illusioni, come fanno in molti, ma per condividere storie vere, consigli pratici e, anche, opportunità di incontro reali . Quando essere single era ancora un tabù Immaginate l'Italia del 2000: Google era appena nato, il Nokia...
eDay era un ottimo giornale gratuito, per leggerlo non bisognava pagare.
Aveva raggiunto la ragguardevole vetta di 40mila lettori, forniva servizi avanzati di personalizzazione e segnalazione delle notizie. Ma l'idea è fallita, dopo aver accumulato perdite per 2,6 miliardi di lire...
In una lettera ai lettori Arturo Motti, ideatore e "guru" di eDay, ha spiegato che "non si vive di solo gratis, e se il pane pubblicitario manca e non si ha ossigeno per resistere ancora in apnea, non resta che sventolare la bandiera bianca".
La lettera si chiude con un "grazie, naturalmente, anche a Elserino Piol, al quale eDay è piaciuto subito e l'ha finanziato con il fondo Kiwi I: grazie per avermi dato la possibilità di misurarmi con questa impresa. Se poi è finita così, non è colpa del venture capitalist e delle sue logiche di troppo breve periodo, ma di quei 2,6 miliardi di perdite: troppo pochi per esser presi sul serio quando sulla new economy incombono nuvole più grosse...".
Riflessioni profonde da fare, quindi, in un momento di svolta radicale per tutto il Web...
Aveva raggiunto la ragguardevole vetta di 40mila lettori, forniva servizi avanzati di personalizzazione e segnalazione delle notizie. Ma l'idea è fallita, dopo aver accumulato perdite per 2,6 miliardi di lire...
In una lettera ai lettori Arturo Motti, ideatore e "guru" di eDay, ha spiegato che "non si vive di solo gratis, e se il pane pubblicitario manca e non si ha ossigeno per resistere ancora in apnea, non resta che sventolare la bandiera bianca".
La lettera si chiude con un "grazie, naturalmente, anche a Elserino Piol, al quale eDay è piaciuto subito e l'ha finanziato con il fondo Kiwi I: grazie per avermi dato la possibilità di misurarmi con questa impresa. Se poi è finita così, non è colpa del venture capitalist e delle sue logiche di troppo breve periodo, ma di quei 2,6 miliardi di perdite: troppo pochi per esser presi sul serio quando sulla new economy incombono nuvole più grosse...".
Riflessioni profonde da fare, quindi, in un momento di svolta radicale per tutto il Web...