Ricordate quando "single" era quasi una... parolaccia? Era il 2000 quando nasceva Vitadasingle.net, in un'epoca in cui ammettere di essere single a 35 anni scatenava sguardi di compassione ai pranzi di famiglia. All'inizio del millennio, spesso significava vivere in un silenzio sociale: le famiglie tradizionali dominavano le conversazioni sui media. Internet era ancora un posto quasi misterioso cui ci si collegava con un modem che faceva rumori strani e l'idea di cercare eventi o persone online sembrava roba da film di fantascienza! Eppure, il sito nasceva perché credevo che esistesse un mondo di persone che vivevano la propria singletudine non come un'attesa, ma come una parte di vita piena e ricca di possibilità. Non per vendere illusioni, come fanno in molti, ma per condividere storie vere, consigli pratici e, anche, opportunità di incontro reali . Quando essere single era ancora un tabù Immaginate l'Italia del 2000: Google era appena nato, il Nokia...
La notizia è di un paio di giorni fa, ma la diamo solo ora in quanto stiamo già studiando una "singolare" (e come potrebbe essere altrimenti, in un sito per single?) forma di protesta.
Stando al rapporto OCSE sui sistemi fiscali dei paesi industrializzati, in Italia i single sono tartassati dal fisco, con una pressione fiscale del 15,9% superiore rispetto ad una persona sposata con 2 figli, che invece beneficia delle esenzioni familiari.
Anche se la realtà italiana non costituisce un caso isolato (in Germania tra un lavoratore single ed uno sposato c'è una differenza del 22,6%, mentre in Lussemburgo la differenza è addirittura del 26%) è triste e preoccupante una tale discriminazione: inoltre, trattandosi di una "popolazione" di oltre 5 milioni di individui (single), si fa presto a fare due conti su quanto in più viene versato al fisco.
Tornate a trovarci spesso: la silenziosa protesta dei single tramite Vita da Single.net si farà presto più reale.
Stando al rapporto OCSE sui sistemi fiscali dei paesi industrializzati, in Italia i single sono tartassati dal fisco, con una pressione fiscale del 15,9% superiore rispetto ad una persona sposata con 2 figli, che invece beneficia delle esenzioni familiari.
Anche se la realtà italiana non costituisce un caso isolato (in Germania tra un lavoratore single ed uno sposato c'è una differenza del 22,6%, mentre in Lussemburgo la differenza è addirittura del 26%) è triste e preoccupante una tale discriminazione: inoltre, trattandosi di una "popolazione" di oltre 5 milioni di individui (single), si fa presto a fare due conti su quanto in più viene versato al fisco.
Tornate a trovarci spesso: la silenziosa protesta dei single tramite Vita da Single.net si farà presto più reale.