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Vita da single in coppia? Ci sono i Lat, living apart together

Vivere da single in coppia? Se molti lo fanno, ci sarà un perchè

Sempre più persone oggi scelgono di vivere in case separate pur essendo in coppia (e magari anche felicemente fidanzati), per salvaguardare spazi e abitudini.
Nell'intervista a Eleonora Vallone (madrina nel 2002 della nostra Festa di San Faustino a Roma) l'attrice e stilista ci confidava:

 "Essere single, oltre ad essere un concetto numerico, è un concetto mentale. Personalmente trovo affascinante l'essere single anche in coppia. Per quanto mi riguarda più si è capaci di essere single, più si può essere felici in coppia...".


Single in coppia


Arrivano i LAT ("Living apart togheter")
A sintetizzare concetti complessi gli inglesi sono maestri: sanno ridurre tutto in sigle brevi, ma molto efficaci.
Tra queste c'è LAT ("Living apart togheter"), acronimo che indica chi sta insieme ma vive separato.
Citiamo alla lettera la definizione di Wikipedia: "è un'espressione che indica le coppie legate da una relazione che decidono di avere case separate, piuttosto che una residenza comune."

Persone che stanno insieme, quindi, ma che non vivono sotto lo stesso tetto. In case separate, a volte così distanti da essere in città diverse e vedendosi solo il fine settimana (quando capita, o quando lo desiderano).
Quante sono queste persone? Milioni!

Il rapporto ISTAT del 2012 registrava i Living apart together come spia delle trasformazioni sociali e familiari.
I LAT infatti sono ovunque e sempre di più. Tra Gran Bretagna, Francia, Italia e Svezia parliamo di un esercito di quasi 10 milioni di persone.

Secondo l’Istat, infatti, la famiglia italiana dura in media circa 15 anni (oggi ci si separa intorno ai 45 anni per gli uomini e 42 anni le donne).
Con l'arrivo dei LAT molte persone rimangono in famiglia il più a lungo possibile: spesso per impossibilità economica, ma purtroppo anche per un’abitudine culturale (tutta italiana).
Nel resto del mondo infatti se un figlio o una figlia supera i 25 anni e vive ancora con i genitori ci si inizia a chiedere cosa non va nel ragazzo, in Italia, al contrario, se una persona di 30-35 anni sceglie di andare a vivere da solo, ci si inizia invece a chiedere quali possano essere i problemi in quella famiglia!


La storia dei LAT
Nel 1978 il giornalista olandese Michel Berkiel coniò l'acronimo in un articolo sull'Haagse Post dove descriveva la sua vita da LAT.
A 40 anni di distanza i LAT sono stati studiati e analizzati, dal punto di vista sociologico.
Troviamo quindi i LAT "costretti" (dal lavoro, caso piuttosto frequente), i LAT "indecisi" (che prima o poi andranno a vivere insieme... ma ancora... non hanno deciso di farlo) e i LAT "felici", che hanno scelto di vivere ognuno per conto proprio.
Psicologi e sociologi affermano che vivere separati mantiene vivo l'amore e lo protegge dai (banali) litigi sui calzini sparsi per la casa, su chi deve buttare la spazzatura, fare la spesa o andare a pagare le bollette.
Tra i LAT ci sono anche coloro che, separati o divorziati con figli, preferiscono mantenere un rapporto a distanza con il nuovo partner.
I LAT "costretti" detestano i LAT "felici" perché vivono in funzione della distanza: la libertà di vedersi è forse un'utopia, perché le trasferte dal venerdì alla domenica sera sono un obbligo, piacevole magari, ma pur sempre un obbligo.
Chi invece guarda con interesse i LAT felici sono i LAT indecisi, sottogruppo spesso avvicinato ai famosi "bamboccioni", quelli che non si sentono mai pronti.


Pro e contro di scegliere di essere LAT
A essere LAT però ci sono pro e contro, vediamoli insieme:

LATI POSITIVI
Non vivere la routine salva la coppia dalla noia: eterni fidanzatini, i LAT incontrano il partner solo quando sono di buon umore, senza preoccuparsi dei suoi calzini in giro per la stanza, evitando discussioni su chi ha spostato il dentifricio o "nascosto" la biancheria pulita.

La quotidianità può essere un killer della coppia

È più facile mantenere la propria individualità, senza rinunciare a hobby, amicizie e passioni per andare incontro al partner.

Abitare in case separate aiuta anche il desiderio: vivere lontani favorisce la passione e la libido, il desiderio per l'altro cresce con la distanza.


LATI NEGATIVI
Sentirsi soli quando l’altro è a chilometri di distanza e lo si vorrebbe invece vicino, per un rubinetto che gocciola nel cuore della notte o per avere una spalla su cui piangere in un momento di sconforto.

Scegliere di non convivere e di non dividere le incombenze quotidiane di una casa rappresenta una decisione un po' immatura. Il pensiero inconscio è: "Non mi espongo alla possibilità di cambiamento ed evito di fare entrare profondamente il partner nella mia vita". Col rischio trasformarsi in eterni Peter Pan.

A volte si è Lat non per scelta: magari si vive e lavora in città lontane, cosa che accade di frequente. Oppure si è reduci da una separazione e si ha paura di ripetere lo stesso errore. Il rischio è radicare le proprie abitudini e nutrire gelosie sul proprio territorio casalingo che, con il tempo, freneranno la crescita di una relazione seria.


Insomma: i pregi della vita da single sono talmente tanti che forse fra qualche lustro si parlerà di vita da single... in coppia!


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Essere single ai tempi del coronavirus

Quando sei single, hai più di 30 anni e in più magari vivi anche in una grande città ti senti quasi una divinità.
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Quando sei single ai tempi del coronavirus, invece, la solitudine aumenta esponenzialmente.
E dopo qualche giorno di isolamento forzato in casa arriva un pensiero di invidia per gli amici che in questo momento invece sono in coppia (fino a poco tempo fa magari sbeffeggiati "perché non sai quanto è bello essere liberi") e si fa strada il bisogno del conforto di una persona accanto.



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